Dorcel ha appena pubblicato una carta etica per la produzione porno francese. Questo documento è una serie di raccomandazioni rivolte ai registi di film porno. Il marchio spera così di convincere altre produzioni porno, comprese quelle che non lavorano con lui, ad aderire a una serie di principi per garantire condizioni di lavoro migliori ad attori e attrici.
Questa iniziativa fa seguito alla pubblicazione, a novembre, della carta deontologica del gruppo Arès, casa madre di Jacquie et Michel e principale concorrente di Dorcel.
Ho letto entrambe le carte per potervene fare un riassunto.
Perché una carta etica?
Le grandi produzioni porno francesi — e soprattutto Jacquie et Michel — sono state al centro di diversi scandali sulla stampa per quanto riguarda le condizioni delle riprese.
Le polemiche in questione fanno venire i brividi. Si parla di pratiche sessuali non previste dal contratto, a volte addirittura imposte ad attrici alle prime armi, che si sentono costrette nel pieno dell’azione. Di abusi ai danni di persone in situazioni di vulnerabilità. Di compensi ridicoli per video la cui diffusione è molto più ampia di quanto l’attrice avesse immaginato all’inizio. E quando lei chiede che il video venga ritirato, il produttore le chiede in cambio un risarcimento molto più alto della somma che aveva ricevuto. Alcune riprese sono state addirittura girate senza test preliminari per le malattie sessualmente trasmissibili, oppure con test falsificati. Alcune persone ne escono traumatizzate e date in pasto al pubblico con una visibilità che non avevano previsto.
Naturalmente, i video in questione non sono né i film impeccabilmente puliti che si trovano in bella vista da Dorcel, né i video di Jacquie et Michel Elite, ma sono opera di subappaltatori. Infatti, Jacquie et Michel e Dorcel acquistano video da numerose produzioni più piccole. Ed è proprio qui che si trova la loro argomentazione difensiva di fronte a questi incidenti, nonché la causa del problema: i giganti del porno francese non sono presenti sui set e non hanno modo di sapere in quali condizioni si svolgano le riprese.
Queste carte etiche sembrano quindi indicare una volontà più concreta di evitare collaborazioni con subappaltatori poco scrupolosi nel rispetto di attori e attrici. Ed è una buona cosa.
La carta etica del porno di Dorcel
Tra i redattori della carta etica di Dorcel ci sono Liza Del Sierra, attrice, regista e produttrice porno, Alexandre Duclos, dottore in sociologia e filosofia politica, e Matthieu Cordelier, avvocato. Hanno parlato con 31 persone del settore porno, per raccogliere i loro suggerimenti e le loro aspettative.
Questa carta comprende sette articoli e diciotto raccomandazioni.
Rispetto della dignità umana
Innanzitutto, la carta si preoccupa del rispetto della dignità umana. Durante le riprese di un porno non devono esserci maltrattamenti, né pratiche imposte o illegali. È ovvio, ma viste le testimonianze che hanno suscitato scandalo, era importante metterlo nero su bianco. Specifica anche che tutti coloro che partecipano alle riprese di un porno dovranno mostrarsi rispettosi verso gli altri, e in particolare verso i propri partner sessuali.
Sottolinea inoltre l’importanza di rispettare le misure igieniche e di sicurezza: le produzioni devono assicurarsi che sia verificata l’assenza di malattie sessualmente trasmissibili prima di ogni ripresa e fornire preservativi e materiale per l’igiene intima. Nessun attore o attrice può essere costretto a recitare senza preservativo contro la propria volontà, e le produzioni sono invitate a imporre l’uso del preservativo.
N.d.R.: qualcuno potrebbe obiettare che, se un film dovrebbe far sognare, un preservativo in una scena porno è un elemento terra terra, che smorza un po’ l’atmosfera. Ma io, al contrario, trovo che il preservativo contribuisca al realismo della scena. Concretamente, se seduceste l’idraulico venuto a riparare la lavatrice, o la panettiera che non chiedeva altro che mostrarvi le sue belle pagnotte, scegliereste spontaneamente e di comune accordo, senza nemmeno parlarne, di fare sesso senza preservativo? Probabilmente no: né la panettiera, né l’idraulico, né voi avete voglia di beccarvi una malattia venerea.
Ricordiamo che, anche se la ricerca ha fatto molti progressi, al momento l’HIV rimane una malattia incurabile e molto grave. Le IST, dal canto loro, non sono affatto innocue per la salute; inoltre, per un attore o un’attrice porno, contrarre un’IST significa ritrovarsi nell’impossibilità di lavorare. Eppure gli attori porno dipendenti sono un’eccezione rarissima: il reddito di un attore o di un’attrice dipende dalle riprese a cui ha partecipato. In questo settore non si può certo contare sui giorni di malattia.
La carta raccomanda di sottoporsi a test per HIV, sifilide, gonorrea, tricomoniasi, epatiti B e C, herpes e clamidia — e in questo momento anche a un test Covid PCR — meno di 14 giorni prima delle riprese, a spese della produzione. Le informazioni mediche dovranno rimanere riservate.
Il contratto e la sua applicazione
Per evitare che ad attori e attrici vengano imposte pratiche improvvisate, che non sempre avranno il coraggio di rifiutare nel pieno dell’azione, la carta sottolinea la necessità di stabilire in anticipo un contratto chiaro, che specifichi le pratiche, i partner, la durata delle riprese, il compenso e le questioni relative ai diritti d’immagine. E, naturalmente, di attenersi a quel contratto.
Il contratto deve essere fornito con sufficiente anticipo, affinché l’attore o l’attrice abbia il tempo di pensarci, in una lingua che capisca facilmente. E il produttore non deve fare pressione su di lui o lei per spingersi oltre i limiti previsti dal contratto.
In caso di imprevisto o di disagio fisico o psicologico, un/una performer può annullare il contratto e rifiutarsi di svolgere la prestazione, senza dover rimborsare alcuna spesa. L’idea che un produttore poco scrupoloso abbia la faccia tosta di chiedere i danni a un’attrice venuta per una normale ripresa, con la scusa che lei non è disponibile per una tripla penetrazione anale a sorpresa, è rivoltante. E, naturalmente, nessun tribunale prenderebbe sul serio una richiesta del genere… Ma anche in questo caso è bene specificarlo chiaramente, per evitare che un argomento simile possa convincere gli attori e le attrici ad accettare pratiche che non volevano fare.
Il contratto dovrà inoltre specificare la durata della cessione dei diritti d’immagine.
La carta prevede anche di istituire un accompagnamento specifico per chi è alle prime armi, per informarli, tra le altre cose, sulla carta, sui compensi minimi previsti dalla legge, sulle conseguenze sociali dell’esposizione della propria immagine sul web e sulla cessione dei diritti d’immagine. Prima di poter partecipare alle riprese, dovrà essere previsto un periodo di riflessione.
Una «terza persona di fiducia»
La carta etica del porno propone anche che la produzione metta a disposizione degli attori e delle attrici, a proprie spese, una «terza persona di fiducia» indipendente. Il suo ruolo è garantire il loro comfort, il loro benessere e il rispetto del loro consenso, oltre a offrire un ascolto attento e senza giudizi e una mediazione in caso di conflitto.
Questa proposta cerca un compromesso tra il bisogno delle attrici di essere affiancate da una persona di fiducia e il rifiuto dei produttori di lasciare che una persona esterna si imbarchi sul set.
Beh, su questo punto — come del resto in tutta la carta — la buona volontà della produzione è fondamentale perché questa idea possa funzionare. Certo, se la terza persona di fiducia in questione fosse Gégé il buzzurro che pensa, come Michel, che «gli schiaffi in faccia piacciono alle ragazze! È BDSM», c’è il rischio che non funzioni. Ma è probabile che le produzioni che vorranno assicurarsi che la carta venga rispettata sapranno dimostrarsi in buona fede e scegliere con criterio la persona per questo ruolo.
Rispetto della riservatezza e della vita privata
Secondo questa carta etica del porno, tutti i professionisti del settore dovranno rispettare la vita privata degli altri, nonché il loro diritto a lavorare con uno pseudonimo e a mantenere il proprio anonimato.
Niente lavoro nero né frode fiscale
Tutte le attività legate al porno e i relativi redditi dovranno essere dichiarati, e tutti coloro che partecipano alle riprese dovranno essere identificati, avere un contratto ed essere in regola con la normativa.
La carta etica del porno di Jacquie et Michel
Il codice deontologico introdotto dal gruppo Arès si rivolge soltanto ai produttori che gli forniscono contenuti tramite Jacquie & Michel e la sua sezione «Elite», Colmax e Hot Video.
La stampa ha parlato più volte delle terribili condizioni in cui si svolgevano le riprese di diversi porno di Jacquie et Michel, ed è senza dubbio in reazione a questi incidenti che è stato introdotto questo regolamento. Non si tratta di raccomandazioni, ma di obblighi, il cui rispetto sarà controllato dal marchio.
Gli obblighi dei produttori distribuiti da Arès
La carta etica del porno pubblicata dal gruppo Arès comincia con alcune ovvietà sull’identità dei partecipanti alle riprese di un porno: dimostrare che sono maggiorenni, assicurarsi che non siano sottoposti a tutela, che non abbiano mai commesso reati di natura sessuale e così via.
Il paragrafo relativo agli abusi della vulnerabilità, però, è un po’ strano. I partecipanti devono «garantire di non fare uso di stupefacenti, di non soffrire di malattie croniche mentali o fisiche e di disporre di redditi che permettano loro di vivere senza ricorrere alla partecipazione alla realizzazione dei contenuti».
Per quanto riguarda gli stupefacenti, sembra piuttosto logico. Ma perché una persona affetta da una malattia cronica, se non è contagiosa, non dovrebbe fare porno se lo desidera? E soprattutto, la fine della frase implica forse che un attore o un’attrice porno professionista si troverebbe necessariamente in una situazione di vulnerabilità se decidesse di vivere di porno senza fare anche un secondo lavoro? Da quando svolgere più lavori per vivere è considerato un segno esteriore di ricchezza? Il marchio intende rinunciare alle riprese con i professionisti? Strano.
Poi troviamo impegni abbastanza simili alle raccomandazioni della carta di Dorcel:
- Niente droghe né alcol durante le riprese.
- Test preventivi di screening.
- Naturalmente, nessuna pratica illegale.
- Buone condizioni di igiene e rispetto reciproco.
- Rispettare il consenso degli attori e delle attrici, così come il loro diritto a rinunciare a girare una scena, e interrompere immediatamente le riprese in caso di imprevisto contrario al contratto, o semplicemente su richiesta di uno dei partecipanti.
- Assicurarsi che abbiano capito il contratto, così come le eventuali conseguenze di una diffusione su vasta scala della loro immagine.
- Fornire loro un documento di cessione dei diritti d’immagine non appena arrivano sul set, lasciar loro il tempo di leggerlo e pagare la cessione dei diritti d’immagine.
Una carta etica sottoposta a controlli
Il gruppo Arès afferma inoltre che effettuerà controlli frequenti e a sorpresa.
Da un lato, inviando i propri rappresentanti sui set, dove chiederanno ai produttori spiegazioni e documenti giustificativi. Dall’altro, attraverso colloqui telefonici con i partecipanti, per raccogliere le loro testimonianze e le loro impressioni.
Interromperà immediatamente ogni rapporto commerciale con chi non rispetta le regole.
Il porno etico esiste da molto tempo
I giganti del porno francese mostrano una volontà comune di migliorare le condizioni delle riprese e sembrano pronti ad attuare iniziative a questo scopo. È un’ottima cosa, perché hanno un’enorme influenza e il loro interesse per il benessere degli attori e delle attrici non può che avere conseguenze positive.
Tuttavia, non hanno inventato il porno etico. Le registe femministe lo promuovono da sempre, puntando sul rispetto reciproco e attribuendo grande importanza al consenso e al sesso sicuro durante le riprese. Molti attori e attrici realizzano e vendono anche i propri video, girati alle condizioni che scelgono. Acquistare i loro contenuti è anche un modo per sostenere un porno più etico.
Foto illustrative: Dainis Graveris su SexualAlpha.





